Filed under: augmented reality, facebook, interaction design | Tag: augmented reality, facebook, Foursquare, geotagging, google, open graph, privacy, Zuckerberg

Zuckerberg
“The web is at a really important turning point right now”
ovvero:
1 Facebook è passata dall’essere un applicazione ad una piattaforma.
2 Sono riuscito ad esportare Facebook universalmente nel web.
3 Se continua così mi compro la Grecia.
Durante i webdays a Torino De Kerckhove parlava del 2.0 come fenomeno che ha fatto nascere tra le persone in rete una “nuova fiducia elettronica”. Era il 2004. Oggi dopo 6 anni, questa fiducia non è più nuova, e probabilmente non è più nemmeno fiducia.
Incomincia la fase due di FB che dopo essere cresciuto grazie al PULL, dopo avere cioè attirato dentro di se dati, link, media, profili dal web ed essere diventato una gigantesca sacca di informazioni taggate e interconnesse ora comincia a PUSH, soffiare fuori. L’implementazione dell’esperienza Facebook diventa una presenza immanente nel web di dati e interconnesioni tra profili, link e preferences. Delle PERSONE. Che sono a loro volta dati. Perchè in FB i profili non sono avatar o nikname ma nome e cognome data di nascita domicilio istruzione etc.. Dati strutturati che favoriscono clustering su base geografica. FB conosce i nostri amici, sa quando condividiamo che cosa con chi e adesso lo sapranno anche i siti esterni grazie a quel click che è entrato nel nostro linguaggio quotidiano e che facciamo senza pensarci troppo su per apprezzare qualcosa in un momento di cazzeggio. Un semplice click ma che lascia traccia e apre un bel canale di feeds. Il “like” o “mi piace” che esce dalla pagina blu e invade tutto il web: i siti che integreranno l’open graph protocol potranno vedere cosa piace a noi e ai nostri amici e proporci una pagina personalizzata per ogni accesso, testualmente una “instant personalization to fit you”.
TRUST THE VOICE OF THE EXPERIENCE
E’ il social web: loggare l’utente, meglio la persona, e mettergli a disposizione un ambiente interconnesso che “gira in background” per contare in tempo reale ovunque e comunque sulla propria rete: di amicizie/ di esperti / di sconosciuti solidali per consultare, discutere, essere confortati, prendere decisioni partecipate. Online e Offline. Sempre meno cercando, e sempre più lasciandosi pushare INFO e AD che, è questa la novità, sono conversazioni. Non AD bannerizzati chiusi in un frame sponsorizzato, ma al contrario AD conversati grazie alle esperienze/storie/ consigli/Tweets delle persone che racconatano e likeano i prodotti, marchi, esperienze d’acquisto.
CLOSED GRAPH
Il consiglio e le esperienze di coloro in cui ti “ci puoi riconoscere” hanno più valore di info sponsorizzate, di conseguenza la raccomandazione sarà sempre più importante a scapito del search. Facebook puo verosimilmente nei prossimi tempi ridefinire lo stesso concetto di information retrival. Alla classica dicotomia di Norman: user orientato alla navigazione e user orientato alla ricerca si aggiunge quello orientato alla socialità, un nuovo utente alfabetizzato, smaliziato, interconnesso e veloce che invece di affidarsi alla SEO si affida, con la stessa velocità del task search, al proprio ecosistema digitale per recuperare info col plusvalore del trust. E Google trema. Non perchè il suo magico algoritmo è in crisi, ma perchè l’open graph è in realtà closed. Tutti i dati raccolti da i “like buttons” finiscono dritti in FB, e Google non ha possibilità di processarli.
FAKEBOOK?
Ma si possono mettere sullo stesso livello consigli basati su topic lunghi pagine e pagine, interventi appassionati di eavy user su forum e communities HUB TEMATICI e quelli che derivano da un like di Facebook un HUB GENERALISTA? Tutti questi dati, queste preferences non vengono forse da un click che è di fatto quasi un riflesso incondizionato? Cosa significa un “like”, un consiglio che è a distanza di un click? I dati che ne derivano sono davvero rilevanti? L’usabilità deve non farti pensare. Deve farti fare. Il problema è farlo senza senso. Like: è famigliare = lo uso, è prassi = taggo qualsiasi cosa. Facebook è un momento quotidiano di consumo di bit e cazzeggio e il “like” che ora si trovano nei siti sono parte del linguaggio del cazzeggio. Il cazzeggio si disperde quindi nel web. I Brand si fanno promotori di cazzeggio: news, dati, multimedia, discussioni, socializzazioni ed esperienze partecipative di communities e gruppi. Diventano creatori di cultura, fanno ENTERTAINMENT, fidelizzano, meglio diventano amici. Creano valore per il marchio. Sicuro. Con un click di uno user il brand ha immediatamente accesso al newsfeed e viene promosso direttamente dall’utente. Bene. Ma non si corre il rischio che da questi click si ricavi il nulla? Raccogliere preferenze per niente preferenziali? Tutti questi log e record hanno un senso? Raccogliere moltissimi dati ma di poca qualità e di difficile intrepretazione? E per quanto riguarda la conversione? E’ sufficente a farmi cambiare comportamento d’acquisto sapere che a 10 miei amici piacciono un paio di Jeans? Sufficente no, necessario neanche, ma possibile. Le cose nel web avranno dei feedback da persone reali che creeranno assieme ad altri meccanismi di social sharing un mix di discussione, autorità e fiducia. Nel web posso contare sulla mia cloud di voci, diverse varietà di info, per valutare e prendere decisoni. Pubblicare, rendere pubblico, significa fare conosce a tutti una possibilità, con un like io pubblico e vengo publicato. E sopratutto syndicato immediatamente ovunque.
LA GRECIA
Zuckerberg non si comprerà la Grecia grazie al datamining.
Non si preoccupa troppo della qualità di queste informazioni e della loro interpretazione.
La qualità dei dati che gli interessano davvero ce lha gia garantita. Da noi. Il valore vero di questi dati non sono le preferenze. Siamo noi. Noi e la nostra rete. Il valore dei consigli deriva dal trust e il trust deriva da noi, dalle nostre faccie. Noi garantiamo la qualità dei dati di FB, cedendo i nostri dati personali per il nuovo bene supremo, essere accessibili. Ecco perchè Google trema. Il ragazzo ha mutuato il modello di business di Mountain View e l’ha implementato. Il rivoluzionario modello di business di Google.
TU.
Mentre Google si era limitata al TU = PROFILO
Facebook va oltre TU = rete di PERSONE.
Zuckerberg tecnicamente ti rende accessibile, finanziariamente ti vende. Fornendo gratuitamente uno strumento che facilità e moltiplica l’accessibilità e lo scambio, uno strumento progettato per creare un ambiente altamente interconnesso ha reso la deliberata violazione della nostra privacy una cosa desiderabile. Daltronde l’advertising contestuale è la nostra quotidianità. Ci lasciamo scansionare le mail da Gmail per proporci AD. relate. Penso a tutta la retorica e tutto il dibattito sulla privacy riguardo al geotagging? E’ stato integrato in Twitter. E dove non è risucita Google con Latitude ci è riuscita Foursquare. All’inizio storciamo il naso, ma poi ci abituiamo. Ci abituiamo a tutto. Basta che sia facile da usare. Zuckerberg nel keynote ha dichiarato che non implemeteranno il geotagging perchè non sono interessati.
Saremo noi a chiederglielo. Con molta probabilità ci abitueremo presto al fatto che le nostre faccie, le nostre schede personali, le nostre conversazioni, le nostre esperienze diventino dei pop-up 3D. L’evoluzione naturale del “like” per il business, che è in sostanza un tag della nostra faccia su un prodotto, sono applicazioni che grazie a Internet in mobilità sfrutteranno la realtà aumentata. Arriveremo in città alzeremo il telefono e inquadreremo con la camera uno scorcio di viale Venezia su cui appariranno le faccie nostre e quelle dei nostri amici che ci consigliano ristoranti, bar, locali, immobili in vendita, offerte speciali last minute. Yelp! in USA ha integrato l’Open graph e la sua applicazione per iPhone supporta l’augmented reality.. Aspettiamo trepidanti la nuova release. Oppure indecisi al supermercato davanti allo scaffale della pasta inquadreremo il marker sul pakagin e vedremo le nostre faccie apparire sopra ogni pacchetto e consigliarci, marca, tipo di pasta, consigli sulla cottura, fino ad arrivare alle ricette che magari non saranno eccezionali, non quelle più adatte alla nostra dieta, o quelle dello chef conclamato, ma saranno pushate da Facebook, apparterrano alla nostra rete e appariranno con le faccie dei nostri amici. All’inizio magari storceremo il naso, ma poi ci abitueremo. Ci abituiamo a tutto. Basta che sia facile da usare.
Nke. “Just do it”
Sony PSP. “The Whole World In Your Hands”
Mark Zuckerberg. “Public is the new social norm”
G. Debord. “Lo spettacolo è un rapporto sociale fra persone mediato da immagini.”
F.Nietzsche.“Il mondo vero alla fine diventa una favola”










