UNBRANDHEAD Blog marketing & comunicazione smarchiata


COOP “Acqua di casa mia”. Responsabilità ambientale e Marketing sociale.


“Ma davvero? Cos’è hanno preso Beppe Grillo come marketing manager?!”

“Acqua di casa mia” è la nuova campagna per la sensibilizzazione e per l’uso responsabile dell’acqua potabile in cui lo stesso venditore informa, propone acqua sostenibile (Coop ha appena raddoppiato le fonti di approvvigionamento dell’acqua a marchio proprio) e adirittura invita i propri clienti a non comprare acqua ma a consumare quella del rubinetto. La Coop per definizione da sempre la più sociale e partecipata catena della GDO surfa con maestria una grande onda sociale e si fa riprendere e immortalare in pose plastiche da una schiera di operatori. “Acqua di casa mia” ha infatti avuto copertura immediata su tutti i media possibili e immaginabili sollevando lodi, critiche, per un ottima campagna coordinata con tanto di iniziative collaterali e Letizzetto gracchiante incorporata. Bene, Bravo, Bis. Fare parlare bene di se, incipriarsi la Brand Equity con iniziative lodevoli, cavalcare l’onda di movimenti organici di responsabilità sociale viene naturale ad un marchio come Coop da è da sempre più di un semplice catena di supermercati. Non capisco gli strali lanciati da benpensanti dell’ultima ora. “Prendere posizione per Posizionarsi”, ascoltare, agire coerentemente, partecipare al cambiamento, dare forza ad un movimento con atti concreti, socializzare un brand attraverso iniziative socialmente rilevanti, sviluppando un discorso coerente e coeso di marca, per me non è fuffa per me è ottimo marketing. Che poi la campagna sia leccata e a volte un pò stucchevole, questo ci può stare, ma da li ad accusare la Coop di sfruttare la sensibilità comune per farti diventare socio è ridicolo. A radio24 accusavano la Coop di farsi bella con un approccio consumeristico solo sull’acqua ma di snobbare tutti le altre categorie merceologiche, bhe hanno individuato un topic bello che sviluppato e l’hanno implementato in una strategia. Che c’è di male?! Davvero non capisco ste critiche al Societing. Ad esempio Wired e il suo nobel per la pace ad internet ha agganciato target “enthusiast” si è costruita un aurea di “partito/collettore/ambasciatore” della generazione digitale, promotore del cambiamento. Bene. La ciccia? Abbonamenti e alimentazione di un movimento sociale. La Coop ha agganciato sensibilità ecologiche e buon senso (siamo i terzi consumatori al mondo di acqua minerale, prima di noi solo Arabia Saudita e Messico) e dato sempre più significato al suo discorso di marca (sociale) e alla sua differenziazione nel contesto competitivo (“La Coop sei tu”, “Dalla tua parte. Noi.”). La ciccia? Tessere nuove e tonellate di CO2 di meno. Questa campagna inoltre ha avuto il coraggio di essere di rottura. Facile e senza controindicazioni fare una campagna a favore di, ma contro nessuno, più complicato e sicuramente coraggioso farne una contro una lobby, quella delle acque minerali, (MINERACQUA nel frattempo ha già predisposto la campagna di risposta) che rappresenta per il nostro paesello un business da oltre 3 miliardi di euro l’anno. Quella di Coop è una coraggiosa iniziativa di rottura di un modello socio/economico ed è questa la leva fondamentale del buzz a cui stiamo assistendo. Per me questo è quello che conta, poi gli altri si possono pure stracciare le vesti gridando alla mistificazione e al marketing spiccio. Mi piacciono proprio i markettari che dicono che il marketing non si deve magiare tutto, mi piacciono davvero. Il marketing è come una “signorina”: di notte ci vanno tutti a fare le peggio zozzate e di giorno tutti ne parlano male.




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