UNBRANDHEAD Blog marketing & comunicazione smarchiata


Mercedes Benz GLK Spot Italia 2010 – FAIL –
ottobre 20, 2010, 17:18
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al diavolo il tempo che ho perso inutilmente

al diavolo le feste comandate i regali azzeccati i tocchi di classe i colpi da maestro

al diavolo le eterne non invecchiate

al diavolo i comuni mortali a fare su e giù per le vie del centro

al diavolo le conference call i social network gli arrampicatori sociali

al diavolo l’arte concettuale i vernissage pieni di umani intenti a sorseggiare cocktail annacquati

al diavolo l’acid jazz la lounge music il sushi del venerdì e il brunch della domenica

il futuro appartiene a chi ha il coraggio di essere differente

Nuova Mercedes Benz GLK.

Ma si non me frega un cazzo. Affanculo tutti. Fanculo il global warming, Fanculo la crisi. Faccio un muto e, Fanculo l’euribor, invece di prendermi una casa mi compro 70.000 euro di Jeep per andare, Fanculo alla fame, alla LIDL a fare la spesa, cosi magari, Fanculo il prezzo al barile, riesco a fare anche 25 euro di gasolio. Io vi guardo dall’alto del mio mezzo corrazzato urbano, dall’alto delle mie 4 ruote motrici, Fanculo quelli con la carrozzina, dall’alto dei marciapiedi su cui posteggierò in scioltezza e Fanculo i segaioli, di tutte le fighe che mi farò. Fanculo alle auto ibride per gay voglio 200 cavalli per andare in ufficio, voglio un auto davvero diversa che mi rappresenti come persona, e Fanculo le convenzioni, un auto che mi renda differente da tutto e da tutti. Fanculo il futuro, il presente è mio e nessuno me lo toglierà, e Fanculo pure i miei figli che dovranno pagare i miei 30 anni di debiti. Fanculo gli stereotipi, fanculo gli status simbol. Affanculo tutte ste stronzate. Io ho il coraggio di essere differente.
Mi compro un SUV senza il bull bar.



TV LED 3D. Immersione nella DDDeficenza.
ottobre 8, 2010, 17:19
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L’altra sera sono entrato in una casa in cui guardavano la Ryder Cup in 3D. Tutti agghindati. Immersi. Entusiasti. Davanti a questa nuovissima lama piatta a 50 pollici che spara finzione costosissima. “hai visto il mio nuovo TV?”. Non più la TV. Ma il TV. Maschile singolare. Virile maniacale. E’ interessante notare tutto sto pullulare di device immersivi che riprendono gli aggeggi dalla Realtà virtuale anni 90. Rivisitati ma riproposti con successo la maschera soppiantata dagli occhiali 3d, i guanti soppiantati da wiimote etc, la cybertuta per il sesso virtuale del tagliaerbe soppiantata dai dildo usb. McLuhan diceva che le tecnologie sono estensione o amputazione del nostro corpo. Per me non è che Internet ci rende stupidi. E’ la tv che ci rende deficenti.



9/11
settembre 11, 2010, 10:29
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I media ti fanno vedere quello che vogliono.



CUMMERCIAL
settembre 10, 2010, 16:34
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In ferie. Vado all’Iper e mentre sto aspettando il resto incrocio lo sguardo con una bionda totalmente disinibita messa a pecora che mi guarda con voluttà. Con un coniglietto rosa davanti. In mezzo alla neve. In un billboard 5×3 metri in un centro commeciale. Tally Weijl. Io passo oltre. Tutti passano oltre. La Tv ci ha insegnato a passare oltre. Anche alla passera. Quello che passa in tv passa e quando è passato passa qualcosaltro. In ferie ho guardato della TV. Che è sempre quella modulazione di storie, saturazioni di colore, imperativi, jinjle, e passere che passano ma ho notato che la TIM passera parecchio. Da parecchi anni le campagne pubblicitarie televisive Tim, come quasi tutti gli operatori italiani, sono narrazioni seriali stagionali interpretate da testimonial ammiccanti e divertenti. Da quando però il testimonial è Belen Rodriguez gli spot della Tim non ammiccano più. Ansimano e godono. Belen. Prima quando sentivo “Belen” pensavo a Lisbona, ai pastis de nata, a Alvaro Siza. Ora non più. Quello che mi viene in mente è sesso sfrenato e cinque tacche di segnale. Incredibile Tim. Picchi di erotismo triband. Picchi mai raggiunti neanche dalla mitica Saratoga col “delfino del silicone sigillante”. Anche se, e bisogna ammetterlo, il geniale thrresome di ragazze che lavorano col pennello una gigantesca gabbia con chiusura clip sulla top(p)a della chiave , è tanta roba,

o dallo spot delle boccie della Borghetti. A mio parere perfino gli spot Intimissimi sono improponibilmente ragionevoli. Quelli con la stupenda ragazza eccitata come una scimmia che strusciandosi sinuosamente guarda in camera per convincerci a far del sesso col televisore. Intimissimi fa lingerie e vedendola muoversi e provocare per 30″ una ragazza potrebbe anche pensare che con una paio di slip giusti e con la “Coppa C” da essere telefunken potrebbe passare a sembrare un Bang & Olufsen. Ma la TIM!? La Tim non fa mutande. Fa parlare le persone e vende cellulari. Eppure fa gli spot più clitoridei di tutti. lo scarto semantico la distanza tra il prodotto e l’immagine è incredibile, eppure passa. Belen con fuori le chiappe che calcia il pallone, Belen con fuori le zinne su una moto, Belen in costume che si eccita col cellulare in mano. Quest’ultimo è geniale 25 sec di spot : 19″ di teasing e 6″ di grande copy “entra in Belen con tre euro a settimana lo messaggi a tutti”. E lei è li eccitata. Solo al pensiero di prendere in mano il telefono. Chissà che porcate le dicono.



LA TAVOLA PERIODICA DEI MARKETTARI

Silver care.L’argento sugli spazzolini da denti.
As good as gold.L’oro sui gelati.
Free your skin. Farsi la barba con dell’ottimo titanio.

Titanio per farsi la barba…
I markettari italiani sanno davvero creare aspettative. Altro che Apple.
Basta cagnolini, volpi, formichine o alberelli. Ora Voglio il nichel.
Lo sbiancamento anale è il nuovo must della chirurgia estetica?
e perchè allora non ci potremmo voler lucidiare tutti quanti il didietro con una carta igenica che ce lo fa luccicare?

Contiene arsenico. La carta igenica Nichel è dura fredda se utilizzata con frequenza potrebbe provocare asma dermatiti shock anafilattico e in certi soggetti la morte. Evitare il contatto con le mucose. Residui di zolfo sono naturalmente presenti nel processo ossidazione del nichel. Alterazioni e reazioni galvaniche, variazioni sia nello stato di ossidazione che nel tipo di coordinazione della molecola di nichel all’interno della confezione sono da ritenersi pericolose. L’esposizione (TLV-TWA) al nichel metallico ed ai suoi sali solubili non dovrebbe superare gli 0,05 mg/cm3 per 40 ore a settimana; fumi e polveri di solfuro di nichel sono considerati cancerogeni; molti altri composti del nichel sono sospetti cancerogeni. In alcune stagioni dell’anno è possibile che la carta venga realizzata da nichel surgelato.

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HOUDINI TRADE TEST TRANSMISSION

C’è gente che pensando alla casa dei propri sogni parte a progettare lo spazio interno dalla posizione della TV. In molte case la sala giorno è un di solito un ferro di cavallo di mobili morbidi intorno alla magica scatola o più recentemente superfice piatta lucida seducente a tasso zero, messa li in bella mostra per mostare quanti pollici abbiamo e di quanta definizione possiamo disporre. Quando entro in queste case non rido.
Invece rido per i Simpson, le stagioni dalla 3 fino alla 6 sono sicuramente le migliori. Homer ama la birra e la TV in modo assolutamente irripetibile. Certi episodi mi fanno sempre ridere non importa quante volte gli abbia visti. Una delle cose che mi diverte di più è vedere come tutta la famiglia Simpson sia dipendente dalla televisione. Eppure tutte le volte che vedo riprodotto in qualche film la rappresentazione di me stesso incollato alla TV io non mi ci riconosco. E’ una delle magie della TV. Essere spettatori inconsapevoli. Mi fa strano che la gente guardi cosi rapita dentro una scatola che spara luce eppure lo sto facendo proprio in quel momento.
La nonna di un mio amico prima di accendere la Tv si faceva la toletta, si metteva il vestito buono e poi ci si metteva davanti. Spesso rispondeva pure. E’ un altra delle magie della tv. Sembra che parli direttamente proprio a te che gli stai di fronte.
Eppure la tv parla a chiunque. A tutti e a nessuno, nello stesso modo, nello stesso momento, secondo un identica modalità di interazione, la tv passa attraverso.
Il grado di reciprocità indica il grado di autoritarismo insito nell’evento comunicativo, indica cioè lo sbilanciamento di potere che la struttura riconosce ai ruoli in essa definiti, più l’evento comunicativo riguarda gruppi numerosi, più il livello autoritario si accresce, più i ruoli si cristallizzano e si specializzano.
Ecco noi ci siamo specializzati ad essere spettatori
Ho una nipote piccola. E mi stupisco tutte le volte che si incanta a guardare la Tv. “Toglila subito da li!”. “Staccala”. Eppure lei vuole restare li, e allora ci sto anch’io.
Restaimo li, empatici, cosi, che non capiamo una parolamassaggiati dal medium.

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L’impatto delle tecnologie e UGC.

UGC www.unbrandhead.wordpress.com
Super 8. Polaroid. Vhs. videocamere. via cavo. DVD. videofonini. WWW. Voip. video streaming. webcam. Porno. Tanta parte dell evoluzione delle tecnologie nasce grazie alla necessità di funzionalità ma anche e sopratutto a quella per l’intrattenimento. La tecnologia è mossa più dal trastullo che dalla funzione? Non proprio ma lo stesso Edison, il primo a creare un supporto per la registrazione della vita, aveva attentamente posizionato il suo phonograph in ambito professionale, eppure la sua fortuna furono le marcie e il vaudeville. Ricerche di mercato, screening, ascolto, da sempre sono i consumer a stabilire il sucesso o il fallimento di un prodotto, ma è solo da poco che il pubblico ha ribaltato i ruoli diventando esso stesso autore e produttore. L’industria monolitica dei media si trova infatti a fronteggiare la leggerezza del cloud, la nuvola dei media e delle conversazioni 2.0. L’industria dei media vive infatti un periodo contraddittorio: da una parte la crisi delle major e i tentativi di riassetto, dall’altra il livello di consumo: non si è mai consumato così tanto. Proprio perchè non è mai stato così facile accedervi e produrre. La produzione del 2.0. Ed è partito tutto dal trastullo. Il successo della produzione e del consumo 2.0 si ritrova proprio in ambito leisure, l’intrattenimento appunto, ma sta arrivando anche in un altro ambito quello più refrattario all’apertura, quello dei “gate keepers” dell’informazione legata per definizione al concetto di trust e che vede ancora nell’autorevolezza della fonte una forte discriminante. Progressi in questo senso si sono visti per quanto riguarda lo scambio di informazioni nei pareri d’acquisto, per le storie dei consumatori ma sopratutto per le news, per i racconti in diretta, per il “reportage dal fronte”. Il “lifestream”, i “news feeds” dei social network in questo senso sono una testa di ariete per utilizzare un medium in modo più significativo (di nuovo da fun a no fun). Ma un fatto resta. La crisi dell’esteblishment mediatico. Che è di equilibri e quindi economica. E ovviamente anche di valori e di identità. Di chi è la colpa? Della tecnologia. La produzione culturale viene colpita di suoi stessi prodotti. Le tecnologie si ritorcono contro chi le ha promosse. Il consumo si è autoconsumato. E Il piagnisteo si sposta da crisi economica, a crisi valoriale e sociale senza neanche accorgersene. Le critiche ai media 2.0? Amatoriale, poca qualità, poco curato, poco autorevole, indecente, spazzatura, corruttore, distruttore. Accuse e denuncie su Facebook su ogni quotidiano, italiani spaventati dalla perdita di privacy, razzismo dilangante. E la colpa? L’IMPATTO DELLE TECNOLOGIE. Non c’è cosa che mi faccia più ridere. La metafora dell’impatto non sottende un attengiamento tecnofobico, significa piuttosto inerzia e poca apertura, scarsa fiducia. Non bisogna essere Pierre Levy per capire che le tecnologie non sono un meteorite che precipita da un altro pianeta. Un pianeta cattivo che ci vuole corrompere e distruggere. Le tecnologie sono il frutto di eminenze grige aliene che ci vogliono sbriciolare la terra da sotto i piedi? Al contrario le tecnologie sono prodotto dell’uomo e proprio nell’ingegno, nell’uso cosciente, nella reinterpretazione di questi strumenti che l’uomo realizza cio che lo rende, diverso dagli altri animali. L’intelletto. Solo nell’azione reale, consapevole e non nella prassi normalizzata e normalizzante (il telecomando e il pollice opponibile dei primati) che l’uomo si oggettiva nelle tecnologie e non il contrario. Mi imbarazza sentire nel 2010, 11 anni dopo il Cluetrain Manifesto sentire ancora parlare sedicenti Guru della comunicazione di user generated content come il futuro. Il futuro è bello che passato. I MEDIA SIAMO NOI. E vivaddio. “Internet è un coarcevo di cazzate”, “tutti posso scrivere cio che vogliono”, “troppe voci, significa nessuna voce”. Tutte queste banalità non hanno senso.
Che siano i pedali musicali SCYTHE trasformati dai giapponesi in porno devices per godersi senza le mani impegante gli hentai.from gaming to porno_ www.unbrandhead.wordpress.com o i mashup contest di DANGER BOSTLEG su YOUTUBE
o i racconti delle atrocità della rivolta in IRAN su TWITTER
GENERATE GENTE. GENERATE.
L’information overload è sempre stata una storia vecchia.

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