
L’altra sera sono entrato in una casa in cui guardavano la Ryder Cup in 3D. Tutti agghindati. Immersi. Entusiasti. Davanti a questa nuovissima lama piatta a 50 pollici che spara finzione costosissima. “hai visto il mio nuovo TV?”. Non più la TV. Ma il TV. Maschile singolare. Virile maniacale. E’ interessante notare tutto sto pullulare di device immersivi che riprendono gli aggeggi dalla Realtà virtuale anni 90. Rivisitati ma riproposti con successo la maschera soppiantata dagli occhiali 3d, i guanti soppiantati da wiimote etc, la cybertuta per il sesso virtuale del tagliaerbe soppiantata dai dildo usb. McLuhan diceva che le tecnologie sono estensione o amputazione del nostro corpo. Per me non è che Internet ci rende stupidi. E’ la tv che ci rende deficenti.
Filed under: UNBRAND, VS Antenna | Tag: 9/11, 9/11 truth, broadcasting, frash, iphone flash, loose change
I media ti fanno vedere quello che vogliono.
Filed under: VS Antenna | Tag: broadcast, comunicazione, il medium è il massaggio, McLuhan, Simpson, teledipendenza, Tv
C’è gente che pensando alla casa dei propri sogni parte a progettare lo spazio interno dalla posizione della TV. In molte case la sala giorno è un di solito un ferro di cavallo di mobili morbidi intorno alla magica scatola o più recentemente superfice piatta lucida seducente a tasso zero, messa li in bella mostra per mostare quanti pollici abbiamo e di quanta definizione possiamo disporre. Quando entro in queste case non rido.
Invece rido per i Simpson, le stagioni dalla 3 fino alla 6 sono sicuramente le migliori. Homer ama la birra e la TV in modo assolutamente irripetibile. Certi episodi mi fanno sempre ridere non importa quante volte gli abbia visti. Una delle cose che mi diverte di più è vedere come tutta la famiglia Simpson sia dipendente dalla televisione. Eppure tutte le volte che vedo riprodotto in qualche film la rappresentazione di me stesso incollato alla TV io non mi ci riconosco. E’ una delle magie della TV. Essere spettatori inconsapevoli. Mi fa strano che la gente guardi cosi rapita dentro una scatola che spara luce eppure lo sto facendo proprio in quel momento.
La nonna di un mio amico prima di accendere la Tv si faceva la toletta, si metteva il vestito buono e poi ci si metteva davanti. Spesso rispondeva pure. E’ un altra delle magie della tv. Sembra che parli direttamente proprio a te che gli stai di fronte.
Eppure la tv parla a chiunque. A tutti e a nessuno, nello stesso modo, nello stesso momento, secondo un identica modalità di interazione, la tv passa attraverso.
Il grado di reciprocità indica il grado di autoritarismo insito nell’evento comunicativo, indica cioè lo sbilanciamento di potere che la struttura riconosce ai ruoli in essa definiti, più l’evento comunicativo riguarda gruppi numerosi, più il livello autoritario si accresce, più i ruoli si cristallizzano e si specializzano.
Ecco noi ci siamo specializzati ad essere spettatori
Ho una nipote piccola. E mi stupisco tutte le volte che si incanta a guardare la Tv. “Toglila subito da li!”. “Staccala”. Eppure lei vuole restare li, e allora ci sto anch’io.
Restaimo li, empatici, cosi, che non capiamo una parolamassaggiati dal medium.
Filed under: VS Antenna | Tag: bostleg, cloud, Cluetrain manifesto, danger, information overload, iran, Pierre Levy, Porno, Twitter, UGC

Super 8. Polaroid. Vhs. videocamere. via cavo. DVD. videofonini. WWW. Voip. video streaming. webcam. Porno. Tanta parte dell evoluzione delle tecnologie nasce grazie alla necessità di funzionalità ma anche e sopratutto a quella per l’intrattenimento. La tecnologia è mossa più dal trastullo che dalla funzione? Non proprio ma lo stesso Edison, il primo a creare un supporto per la registrazione della vita, aveva attentamente posizionato il suo phonograph in ambito professionale, eppure la sua fortuna furono le marcie e il vaudeville. Ricerche di mercato, screening, ascolto, da sempre sono i consumer a stabilire il sucesso o il fallimento di un prodotto, ma è solo da poco che il pubblico ha ribaltato i ruoli diventando esso stesso autore e produttore. L’industria monolitica dei media si trova infatti a fronteggiare la leggerezza del cloud, la nuvola dei media e delle conversazioni 2.0. L’industria dei media vive infatti un periodo contraddittorio: da una parte la crisi delle major e i tentativi di riassetto, dall’altra il livello di consumo: non si è mai consumato così tanto. Proprio perchè non è mai stato così facile accedervi e produrre. La produzione del 2.0. Ed è partito tutto dal trastullo. Il successo della produzione e del consumo 2.0 si ritrova proprio in ambito leisure, l’intrattenimento appunto, ma sta arrivando anche in un altro ambito quello più refrattario all’apertura, quello dei “gate keepers” dell’informazione legata per definizione al concetto di trust e che vede ancora nell’autorevolezza della fonte una forte discriminante. Progressi in questo senso si sono visti per quanto riguarda lo scambio di informazioni nei pareri d’acquisto, per le storie dei consumatori ma sopratutto per le news, per i racconti in diretta, per il “reportage dal fronte”. Il “lifestream”, i “news feeds” dei social network in questo senso sono una testa di ariete per utilizzare un medium in modo più significativo (di nuovo da fun a no fun). Ma un fatto resta. La crisi dell’esteblishment mediatico. Che è di equilibri e quindi economica. E ovviamente anche di valori e di identità. Di chi è la colpa? Della tecnologia. La produzione culturale viene colpita di suoi stessi prodotti. Le tecnologie si ritorcono contro chi le ha promosse. Il consumo si è autoconsumato. E Il piagnisteo si sposta da crisi economica, a crisi valoriale e sociale senza neanche accorgersene. Le critiche ai media 2.0? Amatoriale, poca qualità, poco curato, poco autorevole, indecente, spazzatura, corruttore, distruttore. Accuse e denuncie su Facebook su ogni quotidiano, italiani spaventati dalla perdita di privacy, razzismo dilangante. E la colpa? L’IMPATTO DELLE TECNOLOGIE. Non c’è cosa che mi faccia più ridere. La metafora dell’impatto non sottende un attengiamento tecnofobico, significa piuttosto inerzia e poca apertura, scarsa fiducia. Non bisogna essere Pierre Levy per capire che le tecnologie non sono un meteorite che precipita da un altro pianeta. Un pianeta cattivo che ci vuole corrompere e distruggere. Le tecnologie sono il frutto di eminenze grige aliene che ci vogliono sbriciolare la terra da sotto i piedi? Al contrario le tecnologie sono prodotto dell’uomo e proprio nell’ingegno, nell’uso cosciente, nella reinterpretazione di questi strumenti che l’uomo realizza cio che lo rende, diverso dagli altri animali. L’intelletto. Solo nell’azione reale, consapevole e non nella prassi normalizzata e normalizzante (il telecomando e il pollice opponibile dei primati) che l’uomo si oggettiva nelle tecnologie e non il contrario. Mi imbarazza sentire nel 2010, 11 anni dopo il Cluetrain Manifesto sentire ancora parlare sedicenti Guru della comunicazione di user generated content come il futuro. Il futuro è bello che passato. I MEDIA SIAMO NOI. E vivaddio. “Internet è un coarcevo di cazzate”, “tutti posso scrivere cio che vogliono”, “troppe voci, significa nessuna voce”. Tutte queste banalità non hanno senso.
Che siano i pedali musicali SCYTHE trasformati dai giapponesi in porno devices per godersi senza le mani impegante gli hentai.
o i mashup contest di DANGER BOSTLEG su YOUTUBE
o i racconti delle atrocità della rivolta in IRAN su TWITTER
GENERATE GENTE. GENERATE.
L’information overload è sempre stata una storia vecchia.
































